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Confronto tra monitor e stampa... ha senso farlo?

Gabriele Danesi Fine Art Studio
Pubblicato da in Stampa Fine Art ·
Tags: stampamonitorconfrontoilluminanteD65D50
INTRODUZIONE
È noto che, quando si parla di Stampa Fine Art, si cerca sempre di rispettare minuziosamente ogni aspetto sulla gestione del colore digitale, allo scopo di ottenere i più alti risultati qualitativi. E, molto probabilmente, è proprio come conseguenza di questo minuzioso controllo che spesso e volentieri si sente parlare di uno tra i più classici luogi comuni: quello di effettuare il cosiddetto confronto diretto tra ciò che si vede a monitor e ciò che si è ottenuto in stampa per verificare che tutto sia andato a buon fine!
Ebbene, ha davvero senso questo tipo di confronto? Cosa c'è di giusto, e cosa di sbagliato, nel fare ciò? Cerchiamo di capire cosa ci racconta la teoria a tal proposito.

SISTEMA VISIVO E ADATTAMENTO CROMATICO
Bisogna partire dal presupposto che quando ci troviamo immersi in un ambiente, il nostro sistema visivo mette sempre in atto i seguenti due tipi di meccanismi di adattamento cromatico:
1) 'Meccanismi sensoriali' che agiscono in maniera immediata ed automatica. Questi meccanismi sono determinati dal sistema di fotorecettori e dalle prime reti di neuroni che ricevono gli impulsi inviati dai fotorecettori stessi.
2) 'Meccanismi cognitivi' la cui risposta può subire modifiche in base alla conoscenza del contenuto della scena. Questi meccanismi sono determinati da reti neurali secondarie che tipicamente cercano di "scartare" l'illuminante.

In effetti, per esperienza comune, dovrebbe essere abbastanza noto che il nostro sistema visivo tende sempre ad adattarsi all'illuminante presente nell'ambiente in cui si trova immerso (oltre che adeguarsi alla potenza luminosa). In termini fotografici potremmo dire che il sistema occhio/cervello fa costante uso di un 'bilanciamento del bianco' automatico e di un 'esposimetro' automatico! Da un punto di vista cromatico, dunque, ciò significa che il cervello cerca sempre di neutralizzare le dominanti colore.

Comportamento differente lo abbiamo invece quando i nostri occhi osservano in maniera diretta oggetti che emettono luce, come accade per l'appunto con un monitor. In questa situazione infatti nel cervello non si innesca il meccanismo cognitivo e di conseguenza non riuscirà a scartare l'illuminante!

AMBIENTE NATURALE vs DISPOSITIVI CHE EMETTONO LUCE
Ecco allora che, quando guardiamo una fotografia stampata oppure un'immagine a monitor, ci troveremo di fronte alle seguenti situazioni:
1) Un'immagine stampata viene sempre riconosciuta come oggetto illuminato che fa parte dell'ambiente, e di conseguenza attiverà entrambi i meccanismi di adattamento cromatico. Ciò significa che il cervello rileva la presenza di un'illuminante e tenderà a scartarla.
2) Un'immagine visualizzata a monitor non viene interpretata come oggetto illuminato e di conseguenza attiva solo i meccanismi sensoriali. Ciò significa che il cervello non è in grado di riconoscere un'illuminante da scartare.

Questa differenza si può facilmente verificare effettuando un semplice esperimento: se osserviamo un pezzo di carta bianca a riflettanza spettrale piatta (ossia quello che viene definito come 'diffusore perfetto') in un ambiente illuminato da una lampadina al tungsteno (che tipicamente ha una temperatura colore intorno ai 2800 °K), il nostro cervello vedrà quel foglio sempre come bianco; se invece regoliamo il bianco del monitor con la stessa cromaticità e luminanza della lampadina al tungsteno, allora un quadrato bianco sul monitor lo vedremo di colore giallognolo! Ciò significa che nel caso della carta il nostro cervello ha riconosciuto e scartato l'illuminante, mentre nel caso del monitor no!

Nota tecnica: Una carta a riflettanza spettrale piatta è una carta che mostra valori a=b=0 (in riferimento allo spazio Lab) sotto ogni sorgente di luce. In ambiente Fine Art esistono molte carte con tali caratteristiche. Per esempio la 'Hahnemuehle Photo Rag' approssima abbastanza bene tale condizione.

GLI STANDARD D65 e D50
Ecco allora che quando si calibra un monitor, sarà necessario trovare un'illuminante in grado di farci percepire il bianco su schermo effettivamente come un bianco puro (o per lo meno il più vicino possibile). Se ciò si verifica significa che quell'illuminante, non potendo essere scartata, viene riconosciuta come 'neutra' dal nostro cervello! Questo accade sempre con valori attorno al D65 (6500 °K). In realtà bisogna precisare che attualmente non esiste un modello matematico che ci indichi quale debba essere il valore esatto! Tuttavia il D65 risulta essere sempre un buon compromesso, che funziona il quasi tutti i casi. E questo è il motivo per cui tutti gli attuali standard internazionali consigliano il D65 come scelta corretta per la calibrazione dei monitor.

Da un punto di vista spettrale, la luce D65 corrisponde ad una luce diurna senza Sole diretto e in leggera ombra.

Quello che invece viene indicato come bianco puro di riferimento per l'osservazione di opere stampate è il D50 (5000 °K). Questo perchè lo spettro di luce D50 corrisponde all'emissione diretta della luce del Sole (dove, per lo meno in linea teorica, ogni lunghezza d'onda dello spettro visibile ha più o meno la stessa potenza luminosa).

Abbiamo così un'altra differenza. Nel caso di dispositivi che emettono luce il nostro sistema visivo percepisce come neutra un'illuminante che sta nei dintorni del D65, mentre nel caso di luce riflessa, il nostro sistema visivo tratta come luce bianca pura lo spettro della luce solare diretta, ossia l'illuminante D50.

CONFRONTO TRA MONITOR E STAMPA?
A questo punto, allora, sappiamo che ci troviamo sempre di fronte a due sistemi caratterizzati da adattamento cromatico visivo differente e quindi che devono lavorare con illuminanti differenti. Possiamo così tornare alla nostra domanda iniziale: ha senso mettere una Stampa Fine Art vicina al monitor per fare un confronto diretto? La risposta può essere solo e soltanto una: NO!!! Un confronto diretto è semplicemente un'operazione priva di alcun fondamento logico e teorico!

Questo aspetto non deve però rendere vano tutto il processo di controllo sulla gestione del colore che caratterizza il corretto workflow digitale. Lavorare con dispositivi ben calibrati e profilati è infatti di primaria importanza. Ma le differenti temperature colore in gioco e il modo con cui il nostro sistema visivo interpreta le cose, ci devono far capire che stampa e monitor non dovranno mai essere messi l'una vicina all'altro, perchè altrimenti saremmo vittima di alterazioni cromatiche non indifferenti, sia perchè l'occhio non saprebbe più a cosa adattarsi, sia perchè le due illuminanti andrebbero ad interferire (nel senso che la luce emessa del monitor verrebbe in parte riflessa dalla carta e si creerebbero mescolanze assurde)!

IL CORRETTO MODO DI PROCEDERE
La corretta procedura per valutare la resa di una stampa, rispetto a ciò che si osserva a monitor, è quello di posizionare la stampa abbastanza lontana dal monitor in modo che la luce di quest'ultimo non cada sulla stampa. A questo punto si guarda la stampa, sia nel suo complesso che nei dettagli che ci interessano, poi si toglie lo sguardo da essa e si va a guardare il monitor, aspettando qualche secondo per dare tempo al nostro sistema visivo di adattarsi alla nuova situazione. E viceversa. Questo è tutto ciò che si può fare e che va fatto!

Ovviamente la stampa dev'essere osservata sotto illuminante D50. Per questo scopo sarà necessario utilizzare un apposito visore, oppure lavorare in un'ambiente con luce controllata e misurata.

Nota tecnica: Per avere un ambiente di lavoro a luce controllata è sufficiente predisporre un'illuminazione specifica e la possibilità di non far entrare la luce solare esterna. A tal scopo esistono molte lampade a fluorescenza lineare che emettono luce D50 ad elevata resa cromatica, come per esempio le 'Osram Color Proof 950', o le 'Philips TL-D Graphica 950', o le 'JUST dayligth 5000 proGraphic'.

CONCLUSIONE
Spero, con questo articolo, di essere riuscito a far capire che, in fase di verifica della stampa, l'aspetto davvero importante è quello di valutare la 'sensazione' che ci regala l'opera stampata, che alla fine è tutto ciò che conta! Certamente tale sensazione, per lo meno da un punto di vista della resa cromatica, della luminosità e dei contrasti, deve essere il più possibile analoga a quella che avevamo in fase di sviluppo e ritocco dell'immagine a video... ma questo ci verrà garantito proprio da una corretta gestione digitale del colore. Del resto profilare accuratamente le macchine da stampa e lavorare con un monitor professionale ben calibrato serve proprio a questo!

Quindi ben venga la teoria, grazie alla quale si può capire come funzionano certi fenomeni e come non incorrere in errori grossolani. Ma c'è di più su cui riflettere: non bisogna mai scordare che le sensazioni trasmesse da una stampa vanno ben oltre ciò che si vede su un freddo e asettico schermo. È come passare dal virtuale al reale, da un rendering di un progetto alla sua realizzazione. Entra infatti in gioco il tipo di fibra che compone il supporto, con la sua morbidezza, o la sua setosità, o la ruvidità, o la durezza; entra in gioco la tipica lavorazione di una carta, artigianale, manuale, con pressatura a freddo o a caldo, che si riflette inevitabilmente sulla struttura superficiale, in grado di trasmettere una molteplicità di sensazioni differenti; entra in gioco la distribuzione degli inchiostri, il tono del bianco-carta, la resa più o meno pittorica, la profondità dei neri, il contrasto, la tridimensionalità... tutti aspetti che si fondono sempre l'uno con l'altro, in maniera armoniosa, per offrire un prodotto con caratteristiche uniche e irripetibili... stampa per stampa! Insomma un'opera stampata è un'esperienza non solo visiva, ma anche tattile, materica, emozionale... e mai potrà essere confrontata o paragonata con una proiezione di luce su uno schermo!



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